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La Neocaridina palmata è un simpatico gamberetto originario della Cina del sud che negli anni ha trovato molta difficoltà ad essere classificato per bene, la grande confusione è stata causata da due diversi aspetti come la caratteristica di poter sviluppare
(1) colorazioni, dimensioni e maculature tra le più varie a secondo delle condizioni chimiche dell’acqua in cui viene allevato e dell’alimentazione e
(2) delle strane sfere arancioni all’interno del corpo.
Per questo è stato inizialmente chiamato: Neocaridina denticulata sinensis marmor, contemporaneamente lo stesso gamberetto posseduto da altri appassionati veniva denominato Caridina “Rotrücken” (che vuol dire dorso rosso), accortosi dell’errore ma con ancora con qualche dubbio da parte di qualcuno gli è stata data una nuova denominazione definitiva per non confonderla con altre numerose specie molto somiglianti come ad esempio la Neocaridina heteropoda (ex Neocaridina denticulata)
La confusione inizialmente era nata dal fatto che alcuni esemplari possono possedere delle strane sfere colorate arancione all’interno del corpo o anche una colorazione arancione (sempre nell’interno del corpo) piuttosto strana che partiva da dietro la testa e percorreva parte del tratto dell’intestino fino a sfumarsi.
Generalmente le nuove generazioni originate da quelle con il “dorso rosso” non possedevano quella colorazione, inizialmente la causa si pensava fosse qualcosa che in natura mangiavano e quindi faceva sviluppare quella determinata colorazione, vennero fatte diverse supposizioni per poter far sviluppare quella colorazione agli animali si provò anche a fare assumere cianobatteri, anche se non sempre graditi ai gamberetti, sulla base dell’esperienza osservata su esemplari di red cherry.
Tutte le numerose prove eseguite non ebbero successo, la colorazione non dipendeva da depositi di coloranti o sostanze che sviluppavano questa strana colorazione.

Perché i “dorsi rossi” hanno dorso rosso??
Un articolo sui Gammarus pulex portò a conoscenza degli appassionati dell’esistenza di un parassita della classe Acanthocephala, in pratica un verme tubiforme endoparassita che colpiva questi crostacei, le foto mostravano degli accumuli di questa sostanza arancione simili a quelli osservati sui “dorsi rossi”.
Da ulteriori ricerche si scopri che questa affezione è una cosa tutt’altro che insolita e molto ben studiato negli Echinogammarus e i Gammarus. Molte specie di acantocefali sembrano essersi specializzati nel parassitare ospiti intermedi sia di terra che d’acqua, il rappresentante più grande è lungo 65 centimetri, ed è un endoparassita gigante, chiamato Macracanthorhynchus che vive nell’intestino dei maiali ed ha come ospiti intermedi un coleottero, lo scarabeo, in rari casi sono stati trovati anche nell’uomo.
La stessa cosa accade per specie più piccole come il Moloniformis (circa 11 cm), che parassitizza i roditori, mentre le larve si sviluppano in piattole e coleotteri.
Per quanto riguarda gli animali acquatici sono conosciuti le specie Polymorphus e Filicollis, che vivono negli intestini delle anatre. Le larve di Polymorphus si sviluppano all’interno di anfipodi come il Gammarus pulex, Filicollis invece all’interno di Isopodi (scolopendre di acqua). Come parassiti intestinali di pesci sono anche conosciuti le specie Echinorhynchus e Pomphorhynchus. Gli Echinorhynchus hanno larve che si possono sviluppare anche all’interno di Gammarus.
Esistono numerosi altri esempi, che qui riporto per la cronaca, di endoparassiti facenti parte di questa classe che dimostrano quanto siano diffusi in natura; ad esempio sono stati trovati di tanto in tanto come ospiti anche nei Copepodi, nei Decapodi nei Brachyura e Anomura.
E’ stato trovato Polymorphus botulus, in piccoli crostacei di spiaggia (Carcinus maenas), il Polymorphus Kenti, è un’altra specie che si sviluppa nei gabbiani, ma parassitizza alcune specie di piccoli granchi; interessante è l’aver trovato Polymorphus formosus in una Macrobrachium in Taiwan ma non si sono potute avere notizie più approfondite.
Più conosciuta è l’infestazione dei gamberi di fiume americani Procambarus clarkii in Louisiana con Southwellina dimorpha, e quella del gambero del mare dell’est (in Nord-Germania). Palaemon squilla con Arhythmorhynchus roseus. Fin’ora non c’era stato nessuno studio che dimostrava che anche i gamberi della famiglia Atyidea, specialmente i generi Caridina e Nocaridina potessero o non potessero essere utilizzati come ospite intermedi.
La possibilità che dei parassiti potessero infettare ed essere causa della colorazione sembrava essere un fatto piuttosto strano.
I gamberi dal dorso rosso dovevano essere esaminati più da vicino, era chiaro che questa volta si dovevano analizzare non solo le caratteristiche esterne, ma anche l’interno degli animali in maniera più approfondita.
Come materiale di partenza sono stati importati nuovamente degli animali che presentavano la caratteristica del dorso rosso.
Il risultato fu molto chiaro e malgrado il sospetto preannunciasse il risultato questo fu comunque relativamente sorprendente.
Il parassita si mostrava come delle larve incapsulate che si sviluppavano in due diverse fasi.
Un confronto con materiale fotografico delle relative pubblicazioni portava poi a conclusioni abbastanza sicure, cioè si potrebbe trattare veramente di larve di una specie di endoparassita.
Adesso è diventato anche spiegabile, perché i giovani dei dorsi rossi rimanevano sempre senza colore. Nell’acquario ai parassiti manca semplicemente l’ospite finale necessario per terminare lo sviluppo e la produzione delle uova.
Le uova saranno poi deposte attraverso la secrezione dell’ospite e riprese dall’ospite intermedio con il cibo. Nell’intestino dell’ospite intermedio si scioglie l’involucro dell’uovo del parassita e la larva si spinge attraverso le pareti dell’intestino fino nel sistema emolinfatico del gambero, tra le strutture dei tessuti connettivali.
Qui il parassita si sviluppa nella prima fase mediante la larva “Acanthella”. Questa comincia ad incapsularsi e diventa nella seconda fase, “Cystacanth” ciste infettiva.
Dopo l’assorbimento da parte dell’ospite intermedio, attraverso un’ospite finale adatto (anatra o pesce) il Cystacantyh fa uscire nell’apparato digerente dell’ospite la sua proboscide dotata di piccoli uncini e attaccandosi all’interno dell’intestino dell’ospite finale. Qui si sviluppa nel giro di alcune settimane la prima fase puberale, in cui assorbe attraverso la pelle il cibo che dall’ospite assume attraverso la sua digestione.
Questi endoparassiti sono di sesso diverso, hanno bisogno per riprodursi devono essere presenti endoparassiti femminili e maschili nell’ospite finale per permettere la riproduzione. E’ interessante sapere che le uova non fecondate vengono trattenute nell’animale femminile e solamente le uova fecondate, pronte, affusolate, fustellate lasciano l’animale madre.
Parassitando l’ospite intermedio si diceva che i Gammarus infettati da larve diventano impotenti. Questa cosa invece non poteva essere osservato nei gamberi dal “dorso rosso”, perché gli animali si moltiplicavano a dismisura; essendo molto prolifici il parassita prima di indurre alla sterilità, permetteva al gamberetto tutto il tempo di riprodursi.
Altri esami dimostravano che l’ospite intermedio cerca molto probabilmente di isolare le larve attraverso una capsula. Forse le larve si incapsulano anche attraverso dei tessuti (Bodenstoffe) staccati dall’ospite intermedio. Se questa incapsulazione accade alla fin fine attraverso il parassita oppure attraverso l’ospite intermedio non si può purtroppo capire.
Probabilmente accade che durante il ciclo sull’ospite con il parassita il Carotene che c’è nel corpo dell’ospite intermedio si concentra al bordo della capsula e richiama così la colorazione arancione. Senza dubbio una colorazione così evidente offre alla larva del parassita dei vantaggi non indifferenti in natura, perché aumenta la possibilità di essere “assorbito” da un’ospite finale adatto in quanto il gamberetto risulta più evidente ad un’eventuale predatore.
Come già detto la famiglia delle Atyidae non sono fino ad ora conosciuti nella letteratura scientifica come possibili ospiti intermedi di Acanthocephali. Per specificare più da vicino le larve scoperti ai gamberi e così eventualmente di conoscere il possibile ospite finale, sono stati interpellati immediatamente specialisti adeguati. Secondo gli informazioni da Thorsten Walter (Università Kiel) e Professore Horst Taraschewski (Università Karlsruhe) gli Atyidae come ospiti intermedi sono ancora una novità. Qui si tratta probabilmente di una specie ancora sconosciuta. Le conoscenze della fauna degli Acanthocephali in Cina, sono purtroppo piuttosto rudimentali. L’identificazione della Acanthocephala trovata diventerà con sicurezza molto difficile. Per questo è stato deciso di fare degli esami genetici importando nuovamente animali per infettare per esempio cormorani ed anatre, per far crescere gli endoparassiti.
Attraverso gli escrementi dei animali infetti sarà esaminato inoltre, se per esempio gli Atyidae europei potrebbero essere utili come ospiti intermedi e se i parassiti potrebbero teoreticamente estendersi anche fuori del territorio di diffusione originario.
Riassumendo si può stabilire che accanto alla classificazione nomenclatoria è molto difficile e faticosa di una specie di gambero molto noto nel mondo degli aquaristi e della ricerca della origine di loro si poteva spiegare anche la causa per la differenza tra la colorazione forte dei animali presi in natura e le riproduzioni piuttosto senza colore. Ma il risultato presente sarebbe possibile, alla fine, soltanto per la stretta collaborazione di acquari cittadini, grossisti ed istituzioni scientifiche internazionali.

Caratteristiche generali della Neocaridina palmata
La Neocaridina palmata, è un gamberetto estremamente resistente ed adattabile, nonché tra i più prolifici, ciò non significa che lo si possa allevare come un pesce rosso anche la sua resistenza ha dei limiti, ma solamente che può essere adattato, con il tempo e nei dovuti modi a condizioni chimiche ed ambientali estremamente varie.
Ha la caratteristica, come già accennato, di cambiare livrea e colorazione a secondo di numerosi fattori, questo ha fatto credere a diversi appassionati di avere esemplari diversi da altri, magari non ancora o ben identificati, perché la variazione tonale può essere: solamente trasparenti, trasparenti ma bluastre, oppure marroncine, o anche rossicce, oppure con una livrea di colore “sale e pepe” dominante marrone e screziature biancastre, bluastre, o rossicce. Le foto ed i video possono chiarire meglio l’aspetto fin’ora descritto.



"Cliccando" sul pulsante qui sotto è possibile vedere un video delle Neocaridina palmata, il video è un file avi compresso con divx di 30 Mb circa, si può vedere con il "mediaplayer" o altro programma compatibile, nel caso abbiate connessioni lente è necessario dover attendere.
Come avrete potuto osservare la colorazione può cambiare in piccola parte a secondo di come l’animale viene illuminato.
In alcuni casi ho potuto notare esemplari di gamberetti, chiamati palmata solamente perché portatori di quel parassita che dava la colorazione arancione nell’interno del corpo, probabilmente non lo erano; ad esempio sottoposi questa “prova fotografica” a qualche appassionato straniero ed anche lui ebbe forti dubbi sul nome del genere e della specie del gamberetto in questione mi disse che l’immagine sembrava più di una Neocaridina heteropoda (ex Neocaridina denticulata sinensis) che una Neocaridina palmata.

Per mia esperienza comunque da una foto si possono fare solamente supposizioni, le certezze non si possono avere se non tenendo per lungo periodo esemplari nelle proprie vasche per osservarne veramente la colorazione molto spesso estremamente mutevole, in quanto c’è da tener conto dell’enorme somiglianza che molte specie e razze di gamberetti possono avere…
Allevamento
I parametri generali da me conosciuti in cui è possibile allevarle variano da ph 6,5 a 8,5, sali disciolti nell’acqua da 160 microsimens a oltre i 900, alcune sono state messe nelle vasche dove allevo guppy ed utilizzo lo scarto dell’acqua d’osmosi, quindi stiamo parlando di kh e gh estremamente alti, anche li ho potuto osservare che in tali condizioni se ben adattate non smettono di riprodursi.
Resistono a temperature misurate tra i 14 e i 32 gradi, molto probabilmente sono in grado di resistere anche a temperature inferiori o maggiori, ma non prediligono temperature troppo alte, oltre i 28 gradi non sempre si riproducono.
A mio parere possono convivere con pesci che non hanno spiccata attività di caccia in vasche grandi, di circa 80 litri, ben piantumate e con qualche nascondiglio, ovviamente molte larve possono essere mangiate ma data la loro prolificità, mettere qualche pesce piccolo non troppo aggressivo può fungere da controllo delle nascite.
Alimentazione
Sono gamberetti estremamente adattabili, mangiando quasi di tutto, cibo per pesci, detriti che si formano all’interno dell’acquario, marciumi vegetali, alghe verdi tenere, alghe marroni, ortaggi sbollentati, e molte altre cose, fatto per me stupefacente accadde in un giorno d’estate in cui avevo poggiato una serie di fogli per la stampa sopra la plafoniera della mia vasca aperta dove allevavo palmata, finestre rigorosamente aperte per il caldo, un foglio di carta vola nella vasca delle palmata, dopo circa 6 ore vado a dare un’occhiata in vasca e noto una moltitudine di pezzettini di fili bianco, bianco (che più bianco non si può) e non capivo la provenienza anche perché non si muovevano, in una vasca poi non ci si aspetta di trovare cose simili, pareva quasi che una sarta ci avesse buttato dentro i residui della lavorazione di qualche suo vestito, guardo il soffitto perché avevo paura che fosse dell’intonaco sgretolato, ma così non era, mi rigiro con lo sguardo l’intera vasca e scopro che un foglio oramai quasi interamente sgretolato (ma non dall’acqua) era andato a finire sul fondo della vasca dietro le mie piante, e una nuvoletta di palmata era intenta a mangiarselo……… capii quindi che quei coriandolini simili a fili altro non erano che i loro escrementi.
Informazioni riguardanti il sesso, la distinzione, la velocità di riproduzione, il numero di larve ed altro sarà oggetto di un prossimo articolo riguardante tutti i gamberetti.
L’intero articolo è stato scritto per il sito invertebrati.info da Corrado; parte di questo articolo è la traduzione dal tedesco, curata da Sabine Beck, di documenti scientifici scritti da Andreas Karge e Werner Klotz, è vietata la riproduzione senza citare la fonte http://www.wirbellose.de/klotz/nektarinen.html per qualunque informazione potete scrivere ad info@invertebrati.info .