Granchi d'acqua salmastra

 

“Se viviamo la nostra vita senza aver mai conosciuto un granchio, abbiamo perso una simpatica amicizia. La vita risulta piuttosto incompleta se, riconsiderandola, ci limitiamo a considerare queste creature come seconda portata, successiva alla minestra, da accompagnare con un buon vino, magari lo Chablis.”

WILLIAM BEEBE, Nonsuch: Land of Water, 1932

Riflessioni

 

Negli ultimi anni i crostacei tropicali d’acqua dolce e salmastra sono stati progressivamente rivalutati, non venendo più considerati come dei semplici comprimari dei pesci ma come veri e propri protagonisti, degni di meritare una vasca allestita ad hoc. Questo successo ha riguardato soprattutto gamberi e gamberetti, grazie anche alla scoperta di nuove specie (o alla selezione di nuove varietà) veramente splendide, come i “crystal red shrimps”, ma si sta piano piano estendendo anche a degli animali considerati dai più come insignificanti per l’allevamento in cattività, ma in realtà dotati di comportamenti molti interessanti che, uniti ad una livrea spesso vivace, ne fanno dei potenziali beniamini per l’appassionato evoluto: i granchi.

A livello europeo, patria indiscussa di questa nuova tendenza è senza dubbio la Germania: qui vengono continuamente importate nuove specie di granchi, e molti sono gli appassionati che si cimentano nel loro allevamento e nella loro riproduzione. In Italia, come spesso accade, siamo ancora molto indietro, e questa innovativa branca dell’acquariofilia è ancora assai di nicchia, vuoi perchè i granchi, se paragonati ad un Discus o ad un coloratissimo Guppy, non attirano il neofita, vuoi per l’istintiva repulsione che gli artropodi suscitano nella maggioranza dei nostri connazionali.

Comunque, uno dei motivi per cui l’allevamento dei granchi in Italia stenta ad affermarsi è sicuramente dovuto alla pressoché totale disinformazione nei confronti di questi crostacei di molti grossisti e negozianti, che, fornendo consigli sbagliati sul mantenimento in cattività, finiscono col far morire gli esemplari, scoraggiando l’appassionato. Va detto subito, per fugare ogni dubbio, che tutti i granchi tropicali in commercio sono animali anfibi, inadatti cioè all’acquario (dove alla lunga finiscono con l’annegare) e allevabili a lungo solo in un acquaterrario, che consenta loro di effettuare delle lunghe e salutari escursioni all’asciutto.

Questo articolo vuole essere il resoconto della mia esperienza con gli unici due tipi di granchio diffusi con una certa regolarità in commercio da noi in Italia: i “violinisti” del genere Uca e i granchi delle mangrovie dalle chele rosse (Sesarma johorensis).

 

 

Allevamento ed esperienze di riproduzione in cattività: esperienza personale con Uca sp.

 

Per poter comprendere chiaramente con chi abbiamo a che fare, vi invito a leggere anche l'articolo riguardo la biologia, che può sembrare un lungo preambolo, forse accademico, ma fondamentale per approfondire. Passo a descrivere la mia esperienza con i granchi violinisti, e a formulare quelle che sono le mie ipotesi per il loro allevamento ottimale.

Il mio primo incontro con questi animali risale a una decina di anni fa. All’epoca avevo un piccolo acquario marino tropicale, e un bellissimo maschio blu e arancione di Uca tetragonon mi fu offerto come granchio marino. Non essendo ancora in possesso delle necessarie conoscenze, lo acquistai, e finì insieme a Amphiprion ocellaris, Paracanthurus hepatus e Stenopus hispidus! Inutile dire che lo sfortunato granchio ebbe vita alquanto breve: costretto in acqua salata e impossibilitato a prendere aria, si ricopri di cianobatteri, gli occhi iniziarono a decomporsi e infine spirò, pieno di chiazze necrotiche.

A distanza di dieci anni, nulla è cambiato: quasi sempre i granchi violinisti vengono mantenuti dai negozianti in vasche chiuse insieme ai pesci, e venduti ad acquirenti sprovveduti come crostacei, d’acqua dolce oppure marina, adatti all’acquario tradizionale. Credo di aver esaurientemente dimostrato che questa sistemazione è assolutamente improponibile. I granchi violinisti sono crostacei anfibi, e l’unica forma di allevamento possibile è quella in un acquaterrario dedicato.

Nel dicembre 2004, dopo alcuni anni senza acquari, decisi di ricominciare, e la mia scelta cadde sui granchi, che comunque mi hanno sempre appassionato. Stavolta ero sufficientemente documentato da poter tentare un mantenimento ottimale, fino alla riproduzione.

LA VASCA: Per questa esperienza, comprai un acquario di serie della (60 x 30 x 30h), estrassi il filtro biologico in dotazione e riempii metà della superficie di fondo della vasca con uno strato di ghiaia fine rossastra alto circa 10 centimetri. La restante metà venne riempita della stessa ghiaia, ma solo per un paio di centimetri; sarebbe stata la parte acquatica. La separazione non era netta: la sabbia degradava dolcemente con una leggera pendenza dalla parte emersa a quella acquatica. Gli animali avrebbero così potuto entrare  e uscire dall’acqua a piacimento senza difficoltà. Per completare l’arredamento,  e consolidare la ghiaia, inserii delle radici di mangrovia in posizione strategica, per evitare che con i movimenti i granchi facessero cadere tutta la ghiaia nell’acqua. Per i rifugi, optai per anforette forate e noci di cocco tagliate a metà e fornite di fessure di entrata e uscita, in numero tale da assicurare il maggior numero di rifugi possibile senza diventare antiestetici.

 

Veduta d'insieme

 

Non volendo ricorrere a sostituzioni giornaliere dell’acqua, installai nella zona immersa un filtro Duetto della ASKOLL,caricato a spugna e carbone attivo (i granchi inquinano molto). La vasca fu riempita con acqua dolce avente pH 7 e durezza totale superiore a 12 dGH, fino ad arrivare ad una altezza di 7-8 cm nella zona immersa. La durezza totale è un parametro dell’acqua molto importante per l’allevamento dei crostacei: se resta troppo a lungo inferiore a 10 dGH, c’è il rischio che gli animali non riescano ad estrarre dall’acqua i sali minerali di cui necessita l’esoscheletro, e compiano mute anormali dall’esito quasi sempre letale. Un piccolo termoriscaldatore assicurava una temperatura costante in inverno di circa 24°C.

 

zona acquatica

 

Dal momento che la dieta naturale dei granchi include anche piante o resti di esse, è ovvio che la coltivazione di vegetali in un simile acquaterrario è assolutamente impossibile; al massimo, si può tentare con le mangrovie vive, ma è da mettere in preventivo qualche danno alle foglie (e comunque la coltivazione di queste piante, la cui crescita può essere notevole, richiede vasche di dimensioni adeguate).

 

zona parzialmente emersa

 

Nei negozi italiani sono disponibili, anche se con una certa discontinuità, diverse specie di Uca, provenienti dall’Asia, dall’Africa, dagli Stati Uniti meridionali e dai Caraibi. Non è secondario conoscere l’esatta specie, dal momento che le condizioni ambientali (soprattutto in termini di temperatura) possono variare a seconda dell’origine; per esempio, U. tangeri si può tenere anche in vasche non riscaldate, purché in inverno la temperatura non scenda sotto i 20°C. Al contrario, un granchio violinista equatoriale richiede temperature costanti durante tutto l’anno. 

I MIEI GRANCHI: Nel mio caso,  entrai in possesso di tre esemplari poi identificati come Uca burgersi, un maschio e due femmine, a cui fecero seguito poco dopo un altro maschio e due femmine, per un totale di sei granchi. Può non essere facilissimo classificare i propri animali, dal momento che spesso i listini dei negozianti riportano nomi sbagliati, senza contare poi che anche all’interno della stessa specie la variabilità è molto elevata.

 

Uca burgersi forma "marrone"

 

Io ho tenuto in tutto tre maschi di Uca burgersi (il terzo fu acquistato dopo che il suo predecessore era stato ucciso durante la muta, probabilmente a causa della carenza di rifugi; dopo aver inserito un’altra noce di cocco forata, non ho mai più avuto morti), tutti e tre aventi una colorazione diversa, rispettivamente marrone, rossa e viola.

 

Uca burgersi forma "viola", in vasca allestita.

 

Nei granchi violinisti, le femmine possono avere la stessa livrea dei maschi oppure no. In U. burgersi le femmine hanno una anonima livrea grigio marrone, che solo nel periodo dell’accoppiamento assume tonalità più vivaci.
Questa specie è diffusa in natura lungo le coste della Florida, del Messico, del Brasile. E’ quindi consigliabile mantenerla ad una temperatura non inferiore ai 24°C durante tutto l’anno, anche se mi è capitato di tenerli un paio di giorni a 20°C a causa di un guasto al riscaldatore senza problemi. 

 

Uca burgersi forma "viola", particolare ingrandito.

 

Allevare 6 granchi in 0.18 mq potrebbe sembrare rischioso; in realtà, anche in natura Uca sp. si riuniscono in enormi gruppi di molte centinaia di individui in spazi relativamente ristretti, quindi una coabitazione di questo tipo non comporta nessun pericolo reciproco, fatta eccezione per il periodo di muta. Inoltre, tenendo assieme più maschi si può assistere alle meravigliose parate rituali di minaccia.

 

Uca burgersi forma "rossa"

 

Femmina di Uca burgersi

 

RIPRODURRE LE MAREE: Dopo un periodo di acclimatazione di un paio di settimane, iniziai a variare il tipo di acqua nei cambi parziali (circa il 20%), che ho sempre effettuato settimanalmente. Nei mangrovieti e negli estuari in genere il ricambio idrico è costante e intenso, e per mantenere condizioni ottimali è necessario riprodurre questa situazione. Per ricreare le variazioni di salinità che si verificano durante le maree,  alternavo ad un cambio con acqua dolce un cambio con acqua marina, così come viene di solito consigliato su alcune riviste specializzate. 

L’ALIMENTAZIONE: Avendo a che fare con animali onnivori, l’alimentazione non ha mai comportato alcun problema: pastiglie per pesci di fondo a base vegetale, insalata ben lavata di tutti i tipi, frutta varia (banana, mela, kiwi, pera), verdure sbollentate (carote, zucchine, fagiolini), latterini, gamberetti con il guscio (ottimi i palemonidi), cozze sgusciate, venivano sempre   accettati con entusiasmo. Inoltre, i granchi raschiavano le alghe che ricoprivano l’arredamento, e, quando erano fuori dall’acqua (in genere la maggior parte del tempo) setacciavano la ghiaia umida esattamente come in natura.

LA RIPRODUZIONE: Per tutto il resto del 2004 e la primavera del 2005, gli animali mangiarono abbondantemente ed effettuarono diverse mute ciascuno. Il comportamento di questi crostacei prima della muta è molto divertente: cercano un rifugio adatto e, trovatolo, vi si “murano” dentro utilizzando la ghiaia, per non essere disturbati. Quando hanno sostituito l’esoscheletro, fuoriescono di nuovo. Quindi non c’è da preoccuparsi se uno dei nostri granchi resta nascosto a lungo! All’inizio i loro colori sono scialbi, poi piano piano ritornano all’intensità originale.
Durante l’estate la loro attività si ridusse molto, come se fossero entrati in estivazione: ad una temperatura dell’acqua di 28°C, mangiavano poco e non mutavano.
Nell’autunno del 2005 pensai alla riproduzione. Molti siti e libri riportano che per ottenere la riproduzione in cattività dei granchi violinisti sarebbe necessario riprodurre le fasi lunari; poiché però sapevo che esistono anche specie prive di tali ciclicità, decisi di tentare comunque.
Per cominciare, ridussi la durata delle ore di luce; dalle 12 ore di giugno passai a 8 ore in agosto, anche per compensare l’aumento della temperatura dell’acqua, per poi riaumentarle a 9-10 in modo graduale per tutto l’autunno,  mantenendole stabili fino a marzo e aumentandole gradualmente fino a giugno. In contemporanea, per effetto del cambio stagionale la temperatura dell’acqua aveva oscillato naturalmente da 28°C (estate) a 24°C (inverno). Con una simile composizione di luce e temperatura, avevo provato a ricreare una stagione “fredda”.
Già a partire da novembre, il comportamento maschile si fece decisamente più “attivo”: i colori si intensificarono, e soprattutto iniziarono a compiere la danza rituale ogni volta che una femmina o un maschio rivale si avvicinava. In U. burgersi la chela ipertrofica viene fatta oscillare ritmicamente a destra e a sinistra, assieme alla chela piccola. Per farlo, il maschio si alza sulla punta delle zampe, e ondeggia un po’ di qua, un po’ di là. A volte l’”esibizione” si svolgeva davanti all’entrata della tana, altre volte mentre il maschio si alimentava e una femmina gli passava vicino.

 

 

 

La danza rituale di Uca burgensi

 

Quando i due maschi si incontravano, si mettevano uno di fronte all’altro, poggiavano la chela una davanti all’altra, come per confrontare le dimensioni del nemico, e infine incrociavano l’arma come se fosse una spada. Dopo di che, si strattonavano per spingersi via; il perdente fuggiva senza conseguenze.

 

 

Le femmine cambiarono aspetto: il meropodite delle zampe da grigio divenne rosso, le mandibole pure, così come alcune zone del dorso.

 

femmina neutra 

 

femmina ricettiva

 

Durante questo periodo avvennero gli accoppiamenti, a cui ho potuto assistere solo di rado in quanto ritengo avvengano di notte. Comunque, quelli che ho visto sono sempre stati consumati all’aperto, mai nella tana, a differenza probabilmente di quello che accade in natura.

 

accoppiamento davanti la scocca del filtro

 

Da dicembre in poi cominciarono le deposizioni. Le femmine pronte si chiudevano dentro una tana, preferibilmente all’asciutto, dove deponevano le uova. Conclusa l’operazione, tornavano allo scoperto, sensibilmente meno attive di prima e meno attratte dal cibo. Le uova venivano trasportate per almeno tre settimane, durante le quali passavano da una tonalità marrone a una grigiastra per effetto della maturazione.

 

femmina con uova immature 

 

femmina con uova mature 

 

Durante la notte avveniva il rilascio delle zoee, lunghe all’incirca un millimetro. Subito dopo, la femmina ricominciava ad alimentarsi avidamente, per recuperare le energie perdute. In realtà, anche i maschi durante questo periodo si alimentavano molto poco, concentrandosi soprattutto sul corteggiamento.
Ogni femmina deponeva all’incirca una volta ogni mese e mezzo, per un totale di tre-quattro deposizioni consecutive all’anno da dicembre-gennaio a aprile inoltrato.

ALLEVARE LE LARVE: Fin da subito effettuai diversi tentativi di allevamento delle zoee, prelevandole dall’acquario dei genitori e trasferendole in una piccola vasca di 20 litri riempita di acqua dalle stesse caratteristiche della vasca dei genitori. Siccome quando si ha a che fare con larve molto piccole l’uso di un filtro può comportare la perdita degli animali per risucchio, all’inizio provai ad usare soltanto un aeratore e un termoriscaldatore, lasciando l’acquario privo di qualsiasi arredamento e cambiando l’acqua a giorni alterni (almeno il 30% ogni volta). Come alimentazione, tentai con naupli di Artemia salina vivi, fitoplancton vivo di preparazione commerciale (Aquaristica “Verde & Vivo), e mangime liquido per avannotti di pesci ovipari. Non avendo modo di allestire una coltura di rotiferi, rinunciai a usarli.
Dal momento che si tratta di cacciatori planctonici, i giovani granchi non inseguono la preda, ma aspettano passivamente che essa venga loro incontro; pertanto, è necessario che gli animali siano circondati da molto cibo per potersi alimentare a sufficienza.

Sono caratterizzate da fototropismo positivo: al buio si possono facilmente attrarre in un punto usando una torcia elettrica. Probabilmente in natura questa caratteristica consente loro di dirigersi verso le zone illuminate dove possono trovare cibo.
A causa dell’assenza di filtraggio e dell’abbondante nutrimento, nonostante i frequenti cambi non riuscii a mantenere i valori dell’acqua nell’intervallo ottimale (soprattutto i nitriti) e persi tutte le larve in tutti i tentativi che feci in quell’annata riproduttiva.
Nell’autunno del 2006 ritentai di nuovo, stavolta dotando la vasca di un filtro interno (Askoll Duetto) e adoperando lo stesso tipo di mangime dell’anno precedente. Grazie al filtraggio, i valori dell’acqua risultarono più stabili, anche se sempre un po’ “ballerini”, perchè per mancanza di tempo potei approntare questa vasca solo all’ultimo minuto; giorno dopo giorno alcune larve morivano, ma riuscii comunque a farne sopravvivere alcune larve fino a 15 giorni dalla schiusa.
Per evitare che le larve siano risucchiate dal filtro, coprii la griglia di aspirazione con una calza a maglie fitte da donna.
L’insuccesso dei tentativi di allevamento delle zoee dei miei granchi violinisti probabilmente va addebitato principalmente alla cattiva qualità dell’acqua; per questo motivo, dopo la fine della seconda stagione riproduttiva riallestii la vasca di allevamento come un vero e proprio acquario, allo scopo di farlo maturare per un anno fino alla riproduzione successiva e poter così offrire alle larve un ambiente più stabile.
La morte dei miei riproduttori nella primavera-estate del 2006 ha interrotto i miei esperimenti di allevamento. Generalmente, i granchi violinisti hanno una vita piuttosto breve, a causa del grande stress patito dai maschi e dalle femmine durante la riproduzione.

 

 

La mia esperienza personale con Sesarma johorensis

 

Dopo la morte dei miei Uca burgersi, nel gennaio del 2007 ho acquistato un gruppetto di “S. johorensis” composto da 3 maschi e due femmine, che ho inserito nello stesso acquaterrario che avevo usato in precedenza per i granchi violinisti, arredato allo stesso modo e riempito con acqua salmastra (20% di acqua marina). Ovviamente, anche questi granchi erano mantenuti nel negozio in modo inappropriato, ovvero in un acquario d’acqua dolce senza la possibilità di emergere.
Dopo pochi giorni una delle femmine è morta, per cause ignote, e l’ho sostituita con altre due.
Ho avuto modo di apprezzare l’aggressività di questi granchi: uno dei maschi con una sola muta ha raddoppiato le proprie dimensioni diventando il dominante, e iniziando sistematicamente a vessare i suoi compagni fino ad ucciderli tutti subito dopo la muta, quando avevano il corpo ancora tenero. La stessa cosa ha fatto la femmina più grande con le sue compagne, e attualmente vivono nell’acquaterrario soltanto un maschio e una femmina di “Sesarma johorensis”, perfettamente affiatati e senza alcun conflitto. Probabilmente in grandi vasche è possibile allevare questa specie in gruppetti, perchè così i deboli hanno la possibilità di fuggire, ma in impianti medi è meglio puntare fin da subito su una coppia, oppure comprare un gruppetto lasciando che la selezione naturale premi i più forti come in natura, sapendo fin dall’inizio che alcuni esemplari moriranno.

Recentemente (febbraio 2008) ho avuto la fortuna di trovare dal mio negoziante un'altra specie, che chiamerò "Sesarma sp." e che ho inserito insieme alla coppia di "S. johorensis", pur sapendo che avrei corso dei rischi. Il mio scopo era quello di verificare se la convivenza tra specie diverse, con display territoriali diversi, sarebbe stata possibile. Dopo una iniziale convivenza relativamente tranquilla, in cui entrambe le coppie si sono riprodotte, il maschio "sconosciuto" ha smesso di tollerare l'altra coppia, arrivando ad uccidere l'altro maschio e mutilare la femmina, tanto da costringermi ad allontanarla. Probabilmente la forte aggressività è diretta non solo verso competitori sessuali (maschi della stessa specie), ma anche verso competitori alimentari (altri granchi che non siano una femmina ricettiva). Pertanto, in mancanzza di spazi veramente ampi, è consigliabile allevare ogni Sesarmide in accquaterrari dedicati ad una sola coppia.

 

“Sesarma sp.” maschio, che allevo con la femmina assieme alla coppia di “Sesarma johorensis”.  La foto è stata scattata da Chris Lukhaup e trovata su Internet, dal momento che i miei esemplari sono molto timidi e non si fanno fotografare.

 

Una raccomandazione importante è quella di stare ben attenti affinchè ogni possibile uscita dalla vasca sia schermata; questi animali sono dei veri maestri nelle evasioni, capaci di arrampicarsi anche sui cavi elettrici di filtri e riscaldatori, soprattutto di notte, alla ricerca di una via di fuga. A me è capitato di ritrovare il maschio mentre girava allegramente per il salotto! Ovviamente, nelle condizioni ambientali delle nostre abitazioni la loro sopravvivenza è molto breve, dal momento che si disidratano rapidamente. Per evitare spiacevoli sorprese, meglio essere previdenti e allestire la vasca in modo impeccabile.

I VALORI DELL’ACQUA: sulle riviste specializzate si legge che “Sesarma johorensis” vive stabilmente in acqua dolce, e si porta nelle acque salmastre per riprodursi. Per questo motivo, durante l’inverno tengo i miei granchi in acqua dolce (pH 7.8-8, T 24°C, No3 assenti, PO4 assenti), che sostituisco settimanalmente nella misura del 30% con acqua nuova. Quando voglio farli accoppiare, rendo via via salmastra l’acqua operando i cambi parziali con acqua contenente una certa percentuale di acqua marina, fino ad arrivare ad una densità di 1.004 o anche oltre. In queste condizioni i granchi si accoppiano e la femmina porta regolarmente delle uova.
Non so se questa stagionalità esiste anche in natura, ma certamente mantenendo i granchi in acqua costantemente salmastra si accorcerebbe la vita della femmina, stressata a causa delle continue riproduzioni. Con 5-6 mesi di pausa, invece, si permette ai granchi di riposarsi e di recuperare le forze.

L’ALIMENTAZIONE: questi granchi sono spiccatamente onnivori; rispetto ai granchi violinisti, però, sono più predatori e meno detritivori. Una buona dieta in cattività deve comprendere sia alimenti vegetali che animali, in proporzioni uguali (io alimento gli animali a giorni alterni, alternando di volta in volta un vegetale con un alimento animale).
Verdure mangiate senza problemi da “Sesarma johorensis” sono un po’ tutte le insalate e i radicchi (da somministrare previo accurato lavaggio per eliminare residui di antiparassitari), le carote bollite, le zucchine bollite, i fagiolini bolliti, le foglie di tarassaco (dente di leone). Volendo, si possono anche fornire dei fiori (ottimi i petali degli ibischi e i grossi fiori gialli del tarassaco). Anche la frutta è gradita, in particolare la banana ben matura, la pera, la mela, il melone, la pesca, la ciliegia.
Per quanto riguarda gli alimenti di origine animale, io uso latterini, palemonidi, cozze sgusciate, chironomidi, artemie adulte. Ottimo naturalmente il cibo vivo, che ci consente anche di osservare il comportamento predatorio di questi granchi: lombrichi, chiocciole (la conchiglia viene aperta con estrema facilità!), onischi, piccoli insetti come le cavallette sono la scelta ideale.
Una buona illuminazione dell’acquaterrario favorirà la crescita di una ricca patina algale sugli oggetti sommersi, che sarà attivamente raschiata dai crostacei e costituirà una naturale integrazione alimentare.

LA RIPRODUZIONE: se mantenuto nelle condizioni indicate, “Sesarma johorensis” si accoppia spontaneamente in vasca quando la salinità raggiunge valori ottimali. La femmina fecondata si isola in un rifugio per deporre le uova, dopo di che è possibile vederla muoversi con le uova attaccate al pleon. Le uova fertili hanno lo stesso colore di quelle di Uca spp. (rosso-marrone), ma a 25°C maturano leggermente prima (una quindicina di giorni), diventando grigio chiaro. Il rilascio è facilmente prevedibile, oltre che dal cambio di colore delle uova, anche dal comportamento della femmina, che si fa irrequieto, nervoso: infatti, inizia a spostarsi di continuo per la vasca sena peraltro accettare il cibo. Di solito il rilascio avviene di notte.

ALLEVARE LE LARVE:  le zoee planctoniche devono essere nutrite con cibo microscopico, così come ho suggerito parlando dei granchi violinisti. Personalmente non sono ancora riuscito a portare a termine un ciclo riproduttivo completo, ma cercando in rete ho scoperto che qualcuno che ce l’ha fatta esiste. Si tratta di un finlandese, che ha anche pubblicato un diario on-line della sua esperienza, che ho inserito in bibliografia. Utilizzando una vasca piuttosto capiente (98 litri) senza filtro ma con aerazione e ricorrendo a cospicui e frequenti cambi parziali dell’acqua, a una temperatura di 27°C ha ottenuto metamorfosati di 1 cm in 140 giorni. Come alimentazione ha utilizzato naupli vivi di artemia e mangime liquido per avannotti di ovipari. Le prime megalope sono apparse dopo 10 giorni, i primi granchi di 2-3 mm dopo 31. La percentuale di larve che sopravvivono e raggiungono lo stadio di granchio pare non essere molto alta.

 

L’intero articolo è stato scritto per il sito invertebrati.info da Andrea Vannini, per ulteriori informazioni è possibile contattarlo sul suo blog sull’acquario d’acqua salmastra: http://brackishwateraquarium.splinder.com; foto di Andrea Vannini; è vietata la riproduzione senza citare la fonte; per qualunque informazione potete scrivere ad info@invertebrati.info.